Si può insegnare la scrittura?

Verdiana Parasporo (“Lo Scaffale Indipendente”) intervista Antonio Pagliaro, docente di Tecnica della Narrazione (link all’intervista su “Lo Scaffale Indipendente”).

Il 6 aprile inizia il corso di “Tecnica della narrazione” di Studio Baskerville. Se la scrittura è considerata una dote innata, perché seguire un corso di scrittura? 

C’è un equivoco alla base dell’idea che la scrittura sia una dote innata. Forse lo è il talento, ma la scrittura, se ambiziosa, richiede l’acquisizione di una tecnica, anche per chi il talento ce l’ha. Noi insegniamo “tecnica della narrazione”, non “scrittura”.  Ti svelo una cosa: collaboro con case editrici nella valutazione dei manoscritti e posso dirti che in nove casi su dieci non contengono una storia. Questo non è un problema di “scrittura” ma di tecnica. Cosa è una storia e come narrarla si impara. Negli Stati Uniti lo sanno da tempo: le università hanno nei loro programmi master di scrittura creativa e molti scrittori americani hanno studiato lì. 
Scrive Pontiggia: “Non ho mai conosciuto nessuno che sia nato scrittore; ho conosciuto alcuni che sono diventati scrittori attraverso un tirocinio piuttosto duro che è fatto di prove, di crisi, di tentativi, di fallimenti, di frustrazioni, di momenti anche liberatori; un percorso impegnativo e faticoso, ben lontano da quella connotazione vagamente euforica che è implicita nell’aggettivo «creativo»”.
Noi non possiamo insegnare a scrivere come Borges o Houellebecq, ma possiamo insegnare le tecniche che utilizza magistralmente Carofiglio

Essere scrittore, una necessità interiore o un mestiere? Quali caratteristiche dovrebbe avere un buon scrittore?

Una necessità interiore può trasformarsi in mestiere, ma serve appunto studiare la tecnica. Per essere un bravo scrittore ovviamente il talento creativo aiuta, ma serve a poco senza grande disciplina e tenacia. 

Cos’è una storia? Realtà o fantasia: da cosa partire per avere una “buona” trama?

Una buona storia può venire sia dalla realtà che dalla fantasia, abbiamo ottimi esempi dei due tipi di storie: pensa a “L’avversario” di Carrère o “A sangue freddo” di Capote per le storie vere. Una buona trama non può prescindere da un personaggio che avvinca, ma aggiungerei la necessità di un colpo di scena. Al corso lavoriamo molto sul colpo di scena, è una tecnica che mi piace molto. I migliori sono quelli che producono nel lettore una reinterpretazione degli eventi insieme alla sensazione che le prove per questa interpretazione fossero lì per tutta la durata della storia. Cercheremo di capire come crearli. 

Quale o quali incipit faresti analizzare ai tuoi studenti?

Lavoreremo su alcuni incipit splendidi, per esempio l’incipit di “Posizione di tiro” di Manchette, e su altri orribili ma pubblicati, alcuni anche incipit di libri di successo. In generale, la pubblicazione non santifica la cattiva scrittura, negli ultimi anni mi è capitato di leggere narrativa scritta in modo davvero pessimo. Lavoreremo anche su questa. 

Durante il corso sarà affrontato un argomento particolare: il rapporto tra letteratura e neuroscienze. Come legge una storia il cervello?

Ci sono studi recenti che mostrano, con la risonanza magnetica, come zone del cervello rispondano alle parole scritte. Il cervello vive una simulazione e alcune sue zone si attivano in risposta. Le stesse regioni del cervello che elaborano la vista, i suoni, i gusti e il movimento nella vita reale vengono attivate quando siamo immersi in una narrativa avvincente. Cercheremo di capire quali frasi hanno determinati effetti e come migliorarle. Questo è il livello biologico. C’è poi un secondo livello, più alto, quello delle scienze cognitive. Cercheremo di capire come sfruttare alcuni limiti mentali, quali ad esempio la “Monkey mind” (ovvero quella parte del nostro cervello che non sta mai ferma e cerca di trovare un senso a ogni evento che accade) e la “Curse of Knowledge” (che è ciò che ci fra sembrare ovvio un problema che abbiamo risolto) per creare storie avvincenti.

Tre libri che consiglieresti a chi volesse analizzare tre diverse tecniche di stile e scrittura.

Stile: credo che ciò a cui bisogna tendere sia lo stile essenziale dello scrittore tedesco Ferdinand von Schirach (e del suo traduttore, io non leggo il tedesco). Consiglierei il suo romanzo “Il caso Collini”, a cui aggiungerei un romanzo qualunque di J.P. Manchette. Sul dialogo, credo che George V. Higgins sia insuperabile. Ma durante il corso andremo al di là dello stile e ci chiederemo anche: come è possibile che un libro scritto malissimo come “La verità sul caso Harry Quebert” sia un libro molto bello? 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial